Mario Arca

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Mario Arca non ama apparire, e non ama neppure parlare delle sue fotografie. Stende semplicemente la cartella delle foto sul tavolo e incrocia le braccia. Il suo lavoro, fa capire, è finito. Al resto pensateci voi. Immaginate l’entusiasmo del curatore che ha necessità di rastrellare più informazioni possibili per assolvere al compito assegnatogli. Certo è difficile scrivere se l’interlocutore è reticente. Non resta che armarsi di pazienza e confidare nell’attesa. Usando la tecnica dei pastori, il tempo lento per intenderci. O aspettare, come suggeriva Flavio Soriga che faceva dire a un personaggio di Diavoli di Nuraiò: «torna, torna, vedrai che torna».
Ancora. Le immagini necessitano delle didascalie e l’autore dovrebbe precisare i luoghi dove sono stati realizzati gli scatti. Ecco un ulteriore discussione da superare al momento di preparare il catalogo. Anche qui la risposta è perentoria: «A me dei luoghi non me ne importa nulla!». Più chiaro di così.